DOC e DOCG

DOC e DOCG sono le sigle della produzione vitivinivola di qualità della penisola italiana che si rifanno alla classificazione francese, nel tentativo di arginare le innumerevoli produzioni di vino, serie e fraudolente, che comparivano nei negozi dell’Italia del dopoguerra

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La Storia della DOC in Italia

C’erano una volta… i vini chiamati come capitava

Negli anni ’50 e ’60, l’Italia era già una delle patrie del vino, ma qualcosa non tornava: bottiglie etichettate come “Chianti” venivano prodotte un po’ ovunque, a volte con uve che di toscano avevano solo l’accento del venditore. Non c’erano regole chiare, e la qualità ballava tra il sublime e il discutibile. Era come se chiunque potesse spacciarsi per artista solo per aver tenuto in mano un pennello.

Fu allora che l’Italia decise di fare sul serio. Nel 1963 nasce ufficialmente la DOC – Denominazione di Origine Controllata, ispirata al modello francese dell’AOC, ma con tutta la passione e il caos creativo che ci contraddistingue. L’idea era semplice: proteggere l’origine geografica e le caratteristiche tipiche di certi vini, stabilendo regole chiare su vitigni, zone di produzione, metodi di vinificazione e persino sul tasso alcolico.

Il primo vino italiano a ottenere la DOC fu il Vernaccia di San Gimignano, un bianco toscano che da secoli faceva parlare di sé. Da lì, cominciò un lento ma inarrestabile processo di classificazione e tutela dei grandi vini italiani. La DOC diventava un passaporto di qualità, una patente per distinguere i veri professionisti della vigna dagli improvvisati del mosto.

La DOCG: Quando la qualità chiede un livello in più (e anche una fascetta)

Nel 1980, però, l’Italia decide di alzare ulteriormente l’asticella con una nuova categoria: la DOCG – Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Aggiungendo quella “G”, si introduce un controllo ancora più severo: assaggi, analisi chimiche, imbottigliamento obbligatorio in zona e – soprattutto – la famosa fascetta numerata sul collo della bottiglia, a prova di autenticità. Non più solo “controllata”, ora la qualità è anche “garantita”. Non ci si scherza.

I primi vini a ottenere questa nuova onorificenza furono il Brunello di Montalcino, il Vino Nobile di Montepulciano e il Barolo: tre pesi massimi del panorama enologico nazionale. Da allora, ogni anno altri vini si sono aggiunti al club DOCG, che oggi conta oltre 70 denominazioni.

E oggi? DOC, DOCG, IGT… e un pizzico di confusione

Al giorno d’oggi, l’Italia ha un sistema di classificazione a tre livelli:

  • IGT (Indicazione Geografica Tipica): più flessibile, per vini legati al territorio ma con libertà stilistica
  • DOC (Denominazione di Origine Controllata): con regole più precise
  • DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita): il top della gamma, con controlli rigorosi

In totale, si contano oltre 400 DOC, più di 70 DOCG e quasi 120 IGT, distribuiti da Nord a Sud, isole comprese. È un sistema complesso, sì, ma anche un riflesso della ricchezza e della varietà del patrimonio vitivinicolo italiano.

Perché tutto questo? (Spoiler: non solo per fare bella figura)

Il sistema delle denominazioni non serve solo a complicare la vita agli studenti di enologia. Serve a tutelare i produttori seri, a difendere l’identità dei territori e a dare fiducia ai consumatori. Quando apri una bottiglia DOCG, sai che qualcuno ha controllato – e garantito – che dentro ci sia esattamente ciò che promette: un vino figlio di una storia, di una terra, di una passione.

E sì, è anche un ottimo modo per tenere lontani gli improvvisati che vorrebbero vendere vino da tavola come se fosse oro in bottiglia.

In conclusione

La DOC e la DOCG hanno rappresentato una piccola rivoluzione culturale nel mondo del vino italiano. Hanno trasformato la parola “origine” in un valore certificato e la qualità in un impegno collettivo. Hanno reso il vino italiano non solo famoso, ma anche credibile. E la prossima volta che troverai una fascetta tricolore sul collo di una bottiglia, sappi che quella G non è lì per caso. È il risultato di un lungo cammino, fatto di regole, controlli e – ovviamente – tantissimo amore per il vino.

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